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Tuesday, March 29, 2005

Hegel, l'ottimismo, e il profumo della vita

Chi mi conosce sa che deliro in continuazione, ma prevalentemente via email.
E soprattutto sa che via email deliro su me stesso - in quanto irreversibilmente egocentrico.
Chi ha ricevuto l'email di qui sotto, sa di averla ricevuta. Se non gradisce che il testo qui sotto (benché non abbia nulla di personale fuorché mio) qui rimanga, non esisti a farmelo sapere: verrà immediatamente cancellato.

In caso contrario, eccovelo. Magari lo troverete interessante… :)

[omissis]
Nonostante tutto, sono diventato quasi inguaribilmente ottimista.
Non sembra, eh?
Studiando Hegel. Incredibile. Magari già l'hai studiato.
Ascolta bene. Per questo pazzoide la Storia è una costante successione di
- Tesi
- Antitesi
- Sintesi
A un primo evento ne succede un secondo che inevitabilmente entra in contrasto con il primo, ma, alla fine, nessuno dei due vince, ma nasce un terzo stadio, di equilibrio, dalla fusione degli altri due, epurati delle parti più contrastanti. Un “togliere e conservare”, dicono gli studiosi di filosofia, ai quali piace tanto categorizzare ogni cosa, rendendo la filosofia un catalogo, più che una evoluzione.

E a questo punto, viene la mia personale interpretazione, che probabilmente si discosta da quel che davvero pensava quel tizio tedesco, ma non importa.
Seguimi.
Se ci pensi è vero: ogni effetto ha la sua causa, ogni reazione la sua azione, ogni fatto il suo determinante.

In termini di leggi:
“Se questo è tale, lo è perché non poteva essere altrimenti.”

Vale a dire che il “What if” è inutile e, per la maggior parte,
controproducente.
- Chissà se avessi fatto…
- Chissà se non avessi fatto…
- Chissà se le avessi detto…
- Chissà se non le avessi detto…
E elencandole capisci quanto siano domande inutili.

Se io avessi fatto un'altra scelta, NON sarei stato io a farla. Perché in quel momento, in quel determinato istante ho scelto di agire in quel modo, perché non avrei potuto non agire in quel modo. Punto.

Non esistono mondi paralleli, benché l'idea mi stuzzichi, in quanto appassionato di fantascienza, né macchine del tempo, e certo, anche se esistessero, non sarebbero come le intendiamo noi, perché, se il mondo è davvero governato da leggi per lo meno in parte imperscrutabili (e questo lo vedi da come la fisica sia un continuo ammettere che, ipotizzare di, immaginare se, per poi dire che, comunque, la legge è valida anche in circostanze diverse dal “vuoto spinto”), se le vere leggi naturali non sono davvero definibili se non con centinaia o migliaia di variabili completamente ingestibili da un umano, be', allora, un semplice osservatore nel passato o nel futuro, non farebbe inevitabilmente che alterarlo.

Pensaci: la combinazione attuale di polveri nell'aria fa sì che un bambino maschio venga concepito oggi, sì proprio oggi, da due persone da qualche parte nel mondo. Se un osservatore futuro viaggiasse fin qui, il bambino probabilmente non nascerà mai più, perché o non verrebbe concepito, o nascerebbe una femmina, o nascerebbe un altro bambino, e solo in caso di una strana, nuova alterazione potrebbe essere possibile (ma non probabile) che nascesse davvero LUI.
Chi viaggiasse indietro per vedere la nascita di Einstein, rischierebbe di vederlo, per assurdo, nascere morto.

“Causa, effetto. Io bevo troppo vino? Devo andare a pisciare.”
(Il Merovingio in Matrix Reloaded)

E così, tutto sulle nostre spalle, pare.
Sta a noi.
Sta a me.
IO, devo agire. Non altri per me, non altre. IO.

“Ti fa sentire solo”? Be', solo il caso di darsi una mossa.
E poi sono sempre stato abbastanza individualista.
Ci si vede.

Se lo vorremo.

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