Incubo
E’ una poltiglia di fango, sangue e merda quella che ho a due centimetri dalla faccia, mentre cerco di reggermi sulle braccia e a stento non vomito per il fetore, e, dietro di me, sento le sue urla di stare giù, faccia in giù, resta con la cazzo di faccia giù, e mi preme lo stivale sulla testa, fino a che il viso affonda e i liquami penetrano nella bocca, in gola e fin su nelle narici.
Mi rialzo di scatto, sputando, quasi mi soffoco con la mia stessa saliva. Il calcio del fucile mi colpisce dritto nella nuca, e cado di nuovo, e vedo alla mia sinistra uno che è lì come me.
Ha la testa rasata, il viso scarnificato e occhi incavati vitrei. Subisce le torture della sua guardia in silenzio, quasi non sembra provare dolore. La guardia si ferma per un istante, senza sorpresa, ma con disappunto, poi sorride beffarda, e sorridendo cava da non so dove una tavoletta color arancio.
Ne stacca un filetto sottile con le dita tozze e sporche, e quello inizia subito a muoversi, vivo, come un lombrico.
Lo sguardo dell’uomo a terra cambia. Gli occhi sono sbarrati e urla e si dimena e cerca di fuggire, ma la guardia si china e lo tiene giù premendogli la schiena col ginocchio e la gamba, si avvicina a lui con il viso e gli mostra l’orrendo lombrico che tiene tra pollice e indice; gli sussurra qualcosa che non riesco a capire, e poi fa per rialzarsi, si gira e gli preme con quelle stesse dita alla base della schiena, e quella cosa schifosa gli si insinua dentro, gli scompare nella spina dorsale mentre lui sta ancora urlando.
La guardia prende il resto della tavoletta, gliela sbatte nel mezzo della schiena e, la sfrega, finché diventa un liquido arancione grumoso come il vomito.
L’uomo smette improvvisamente di urlare.
La guardia sta ancora ridendo.
L’uomo si alza in piedi, ciondolando, con lo sguardo basso; poi alza gli occhi e guarda la sua carnefice, quella schifosa donna obesa che ora sta ridendo. E non dice una parola. Non un fiato. Gli occhi sono completamente spenti.
La donna diventa seria, lo prende, e inizia ad allontanarsi. Poi si ferma, si volta verso di me, mi guarda e urla «E TU CHE CAZZO HAI DA GUARDARE ?? TRA POCO TOCCA A TE !» poi sento un altro colpo dietro al collo. E tutto diventa buio.
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Un incubo di stanotte. Ieri sera stavo leggendo MAUS, ha senz’altro a che fare.
Potrei farci un racconto breve (meno breve di questo), comunque, giusto per tenermi in allenamento.