Sunday, May 20, 2007

Io sono me stesso

“Questi volti apparsi tra la folla:
petali su un ramo umido e nero” 1

Si distinguono appena dei visi, nella folla di passeggeri di Ezra Pound.

Amiamo distinguerci da quel un grumo senza forma e riemergere “dall’abisso della normalità”.

“Normalità” è quella parola che si sente spesso nelle divagazioni pseudo-filosofiche di gente che magari di filosofia non sa proprio nulla, gente che sostiene che magari non esista neppure; ma, oh!, esiste, esiste eccome.

La regola è semplice: ciò che è, se lo rimane abbastanza a lungo, è normale.

E allora seguiranno l’anticonformista; e quando l’anticonformista non ci sarà più, provvederanno essi stessi a generare il nuovo sistema di leggi cui finalmente conformarsi di nuovo; e qualcun altro, un giorno, si ribellerà.

Tesi, antitesi, sintesi. Buon vecchio Hegel.

Le etichette non piacciono a nessuno, ma tutti, che a loro piaccia o no, possono essere riposti agilmente in un contenitore; ognuno ha il suo spazio in un cassonetto differenziato.

Adoro gli alternativi2. L’alternativo si definisce alternativo, si veste come un alternativo, ha il taglio di un alternativo, e ascolta la musica che ascoltano gli alternativi.

L’alternativo dice “io sono me stesso”.

E i filosofi della normalità gli chiedono cosa vuol dire essere se stessi; e stavolta la domanda non è nemmeno tanto insensata.

Quanti cromosomi ci separano dall’essere scimmie? Pochi, molti pochi, e noi siamo scimmie. Siamo scimmie straordinarie, certo, ma pur sempre scimmie. Siamo arrivati dove siamo arrivati anche perché imitiamo i nostri padri.

Ma questa è davvero la parte più straordinaria di noi, favolosa, incredibile. Canne pensanti.

Di contro, abbiamo ancora istinti, e non parlo solo di pulsioni sessuali, che pure hanno la loro parte, parlo solo del desiderio di fare parte di un gruppo, di creare gerarchia, di avere in mano il comando.

Società paritarie? Illusioni, caro Pindemonte, ILLUSIONI! O no?

Giusto? Sbagliato? Non giudico.

Ma tu non sei te stesso, sei esattamente come gli altri.

Quante persone straordinarie erano invece ombre. Quante persone uniche erano solo uno tra tanti.

Quanti affetti, polvere.

Quanti davvero valgono?

Footnotes

  1. Ezra Pound “In una stazione del metro”, in “Opere scelte”, Milano, Mondadori, 1970, traduzione di Vittorio Sereni ^top
  2. Non faccio distinzioni tra gli alternativi, anche se potrei scegliere tra varie tipologie, come l’emo, che è tanto dark e ama parlare di morte, e ascolta band alternative di tendenza ^top

Comments are disabled.

  1. Una sera mi trovai a discutere della cosiddetta “normalità” con una amica ed un amico che si autodefinivano alternativi.
    La mia amica (sostenuto dall’amico) dichiarò di odiare la normalità e che piuttosto che conformarsi alla massa e scadere nella normalità, avrebbe preferito morire. io le risposi che la normalità è lo scopo, l’essenza, la speranza della mia vita, e nella normalità io “mi ci tuffo”.
    Il concetto di normalità è così relativo:
    a) ognuno è diverso dall’altro,
    b) certi standard si creano anche tra i cosiddetti “alternativi” percui più che alternativi, sono semplicemente una categoria di persone conformate alle loro leggi (tant’è che “l’alternativo” lo riconosci subito, e segue più leggi lui piuttosto che la persona cosiddetta “normale”)
    c) se sei davvero un diverso, allora stai tranquillo che non fai vita… vuoi perchè gli alternativi ti pigliano in giro, perchè i normali ti allontanano, ecc.

    Gli alternativi non sono altro che persone che seguono mode differenti e che si conformano ad un particolare gruppo.

  2. Sì, hai colto più o meno quello che volevo dire, a parte che il mio era uno sfogo “al contrario”.

    Normalità non è né punto d’arrivo né qualcosa da cui fuggire; il perché invece l’hai colto… tutti sono relativamente normali, come appunto i cosiddetti alternativi; vogliono sentirsi élite, ma anche loro sono solo dei conformisti (nota che ascoltano le band alternative di tendenza); l’anticonformista è una persona straordinaria, che lascia il segno; così tanto, che tutti poi vogliono imitarlo.

    Ho conosciuto persone che credevo straordinarie, perché avevano una forte personalità, ma alla fine non facevano altro che seguire una corrente diversa; persone che credevo uniche, e invece erano altre nel mucchio.

    Ma forse è solo un periodo, forse sono troppo crudele :)

  3. Mi intrufolo in una discussione che ho particolarmente a cuore.
    Il punto della “normalità” è definire cos’è normale, e come dici tu, la normalità è: “ciò che è, se lo rimane abbastanza a lungo, è normale.” Normale è quello che ci hanno insegnato, quello che abbiamo vito in fare in TV sin da bambini, i valori che ci siamo portati dietro dal nostro background. Di normalità ce ne possono essere varie, ma tutte hanno un fattore comune, il pensiero non critico, l’accettare quello che ci hanno passato per buono (o per cattivo), sulla base del fatto che è così punto e basta, senza chiedersi troppi perchè (come hai detto tu, “la filosofia non esiste”). Questo è “normale”. Quindi ci sono i normali ordinari (i tipi da film in prima serata, tipi perbene, tipi che si trovano all’apice della loro esistenza nella loro mediocrità), i tipi normali alternativi, i tipi normali anticonformisti, ecc ecc. Ma cos’è che ci spinge a cercare una normalità? Come hai detto tu è la ricerca di un gruppo a cui appartenere, io la chiamo ricerca di identità. Purtroppo si vive correndo appresso ad identità ideali da raggiungere che si rispecchiano nel nostro concetto di identità, ma non ci rendiamo conto che l’identità non è al di fuori di noi, non sta allo specchio, non la possiamo vedere nemmeno forse, perchè la nostra identità risiede nella nostra persona, ha 1000 facce, muta costantemente e progressivamente, è una cosa viva insomma, non è una figurina da attaccare al muro per poi tornare a consultarla.
    Il punto essenziale che mi chiedo è, perchè tutta questa ricerca di identità? non sarebbe tanto più bello pensare a campare piuttosto? Sarà che ci hanno tartassato troppo con propaganda commerciale? Sarà un problema vecchio come il mondo? Forse è un modo per sentirsi sicuri in un mondo troppo variegato, un modo per non affrontare il pericolo di avere un’opinione propria senza che nessuna voce dall’alto ci dica che è l’opinione esatta, una scorciatoia per una vita “comoda”, che alla fine ci porta in un vicolo cieco…

    E mo basta, che se no non la finisco più :)

    Sono comunque felice che ogni tanto qualcuno si ponga certe domande, e sono felice di poter avere un po di dialgo costruttivo ;)

  4. Sono d’accordo. Meglio tirare avanti senza pensare troppo ai perché e ai percome. Quello che non sopporto più sono le pseudo-filosofie da bar, che io stesso spesso porto o ho portato avanti, forse anche su questo blog.

    Non sono nemmeno sicuro che questo stesso discorso sia così interessante, temo piuttosto che sia un altro povero tentativo di dire qualcosa di originale (che poi originale non è); ma il punto non è questo, è solo che ormai ho quasi una repulsione per chi vuole per forza distinguersi, o fingere di essere fuori dal coro.

    Sovrastrutture ovunque, già; tutti alla ricerca del loro “io” profondo, ma siamo scimmie. Ci piace imitare, e magari nemmeno ce ne rendiamo conto.

    L’identità è puro mito, Pirandello docuit.

    Giocare a bastian-contrario è divertente per un po’; ma poi?

    Ciao :)

Categories

Archives

Blogroll

Last 10 entries

Admin area