Terza persona
A volte è come se mi guardassi dal di fuori; come se avessi staccato un morso di mela, e vedessi chi sono.
Vedo quello che dovrei volere, e vedo che consapevolmente mi ostino a rifiutarlo, e probabilmente a volere troppo, pur sapendo dentro che non l’avrò mai.
Ma è così facile allora non biasimarsi, se si ignora che il traguardo scelto è quello sbagliato, e si persevera, imperterriti: il fallimento è in conto, se non certo.
Vedo ciò che sono (o credo di vederlo); gli altri, che non si vedono, saranno felici?
Ma anche non fosse, a che giova conoscere il proprio limite, se poi si è tanto vigliacchi da non superarlo, e se l’unico coraggio è ammettere la propria codardia?
A che serve, se non a sentirsi peggio?
Ma io non vedo tutto. Spero sempre di sbagliarmi.
Ieri sera, ore 23,30
