Terza persona
A volte è come se mi guardassi dal di fuori; come se avessi staccato un morso di mela, e vedessi chi sono.
Vedo quello che dovrei volere, e vedo che consapevolmente mi ostino a rifiutarlo, e probabilmente a volere troppo, pur sapendo dentro che non l’avrò mai.
Ma è così facile allora non biasimarsi, se si ignora che il traguardo scelto è quello sbagliato, e si persevera, imperterriti: il fallimento è in conto, se non certo.
Vedo ciò che sono (o credo di vederlo); gli altri, che non si vedono, saranno felici?
Ma anche non fosse, a che giova conoscere il proprio limite, se poi si è tanto vigliacchi da non superarlo, e se l’unico coraggio è ammettere la propria codardia?
A che serve, se non a sentirsi peggio?
Ma io non vedo tutto. Spero sempre di sbagliarmi.
Ieri sera, ore 23,30

Mario Pascucci
Wednesday, June 6, 2007 05:38:09
L’ora è quella dei bilanci. Le 23 e spicci. Solo che a quell’ora i bilanci non quadrano mai, o peggio, sono sempre in rosso.
Sai che stai andando contro un muro. Ti farai male, ma forse ci arrivi preparato, o quanto meno consapevolmente del dolore che arriverà.
Andare contro un muro e non vederlo, non esserne consapevoli, è quanto meno andarci a corpo morto. Ci si fa male, e non ci si rende conto che il muro era là anche prima. Ci si rialza e si torna a sbattere sullo stesso muro, che si continua a non vedere.
Quale delle due situazioni è più dolorosa? Non lo so, ma una cosa è certa: niente è gratuito. Quello che eviti prima lo sconti dopo.
Ti chiedi a che giova? Non tutto è guadagno. Non tutto è “monetizzabile”. Non tutto ha una ragione di essere. E’ nella nostra natura cercare significati anche dove il caso regna sovrano.
A che giova sapere qualcosa? A volte solo il gusto di saperlo. Niente di più.
Non esiste il volere troppo. Esiste però il volere quello che non c’è. A te distinguere.
Empaticamente,
Mario
NoWhereMan
Saturday, June 9, 2007 10:05:02
Grazie.