Monday, September 17, 2007

Il magico mondo di Fantasilandia

Forse sarà che non mi fa più ridere niente; sarà per questo che la notizia di una nuova edizione di Zelig non mi esalta.

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E’ divertente far notare quando spuntano spontaneamente i classici argomenti riempitivi; ci faccio così caso, ormai, che li noto anche dopo solo un paio di volte: hanno quel carattere di verità assoluta perché in bocca al popolo, e il popolo certe cose le sa.

E’ il comico mancato che spinge da dentro per venire a galla, l’attore del palco del Macbeth o l’idiota che racconta la storia 1; è la Schopenhaueriana Wille zum Leben di un discorso ormai morto.

E’ la sindrome da spogliatoio, dove parli di tette e di culi, e poi del governo qui governo là, delle tasse e di quello sì che c’ha ragione, quando dice che dobbiamo fare lo sciopero delle tasse (bella forza, poi, se “quello lì” regolarmente evade).

In questo contesto l’insegnante, che lavora massimo cinque ore al giorno non continuative e per solo duecento giorni all’anno, sta fuori (quando non dorme) la mattina a tenere buoni i bimbi e poi non fa un cazzo per il resto della giornata, così come si gratta per l’intera durata delle sue abbondanti vacanze estive e non.

Forse sarà un caso che io conosco, e bene, gente che quel mestiere lo fa, e che si fa il culo, dalla mattina alla sera, vacanze comprese, estive e non.

Proprio vero: non si mai come vestirsi, non esiste più la mezza stagione, e quando eravam piccoli noi, certe cose non succedevano.

AATREEEYUUUUUU!

Footnotes

  1. Life’s but a walking shadow, a poor player / That struts and frets his hour upon the stage / And then is heard no more: it is a tale / Told by an idiot, full of sound and fury, / Signifying nothing. (Macbeth, Atto V, Scena V) ^top

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