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Friday, February 15, 2008

Ogni giorno è un giorno come gli altri

Ormai mi prende a noia tutto.

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Sostenere che il tempo mi abbia reso troppo irritabile è quasi indifendibile, perché lo sono sempre stato.

Forse è che adesso lo esterno di più, oppure che vedo più chiaramente che cosa davvero mi irrita.

Oppure è un’altra fase, e tra un po’ mi verrà a noia che le cose mi vengano a noia, e cambierò ancora idea.

Oggi tocca ai giorni come gli altri.

Avrei voluto iniziare spiegando come a trattare questi argomenti si finisca per andare, in effetti, in contraddizione con se stessi, ma lascerò perdere; andrò incontro al puzzo di aria fritta con una molletta pinzata sul naso (un male!) e ad occhi chiusi (ecco perché forse ci sbatterò contro).

Probabilmente io stesso sto venendo a noia a voi, io, che critico le banalità, ma corro il rischio poi, ironia della sorte, di finire per essere banale io stesso; ed il punto è proprio questo: che anche chi vuole andare controcorrente finisce solo per seguirne un’altra.

Oggi era la cosiddetta festa dei single, non si capisce se indetta per protesta o per invidia.

Vi prego!

E allora a Natale, a Capodanno, a Carnevale, a San Valentino, le feste di compleanno, gli anniversari, i mesiversari: sono tutti giorni come gli altri, avete capito?

Il pessimista: ogni giorno è uguale all’altro e non c’è nulla che possa impedire l’inesorabile passare delle ore, che si ripetono sempre con lo stesso ordine, ed ognuna scandisce un ritmo vuoto, regolare e freddo, e le ricorrenze sono solo l’occasione di un lavacro per la coscienza in un’esistenza invece indifferente.

L’ottimista: ogni giorno è stupendo di per sé, perché ogni giorno è speciale, e ci si deve amare ogni giorno come se fosse il primo, e tutti i giorni sono buoni per dare e ricevere, e non importano quelle feste consumistiche, il cui scopo è svuotare le tasche di alcuni e riempire quelle degli altri.

Avete bevuto melassa o cicuta di recente?

Siete ottimisti gioiosi con gli occhi che sbrilluccicano, o pessimisti accigliati con il broncetto?

O non ve ne frega proprio del tutto?

Io la vedo così: sono traguardi; sono dei punti di arrivo.

Dai, forza, volete farmi credere che riuscite a vivere ogni giorno come se valesse più di tutti gli altri? Che non sentite mai il bisogno di dire: stacco, e riprendo da qui.

No.

E’ una festa consumistica a cui io non prendo parte per protesta.

Ti svenerai per una rosa?

Accidenti.

No.

Io festeggio tutto l’anno.

Sì, come no.

…però non quel giorno lì. Perché sono contro.

Caspita. Questo sì che è essere alternativi.

Questo sì che è pensare in proprio: niente paura, non siete soli.

No: sul serio.

Queste suonano come scuse. Non è che forse invece sono altri i motivi?

Perché non ci vedo niente di male, ogni tanto, a decidere che un certo giorno sarà un giorno felice.

Perché spesso, anche se vorremmo, non abbiamo la forza per fare sì che sul serio ogni giorno non sia davvero uguale agli altri. Per fare sì che il tempo per un attimo si fermi, e conceda un attimo di respiro. Per noi soli, o solo per noi due.

Ogni giorno, è vero, ha un significato: ma non siamo forse noi a darglielo? E se per noi, che li sdegniamo, questi giorni sono solo la risposta a una domanda economica fatiscente, non è anche colpa nostra?

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