Un Noir
«Dov’è il ficcanaso?»
Foto: The Exchange by lycid
«E’ dentro. Frank lo sta spremendo come un’anguria»
«Le angurie non si spremono»
«Lo sai com’è fatto, Frank»
Chappy “Naso di Fogna” guardò il Cascamorto e sospirò. Sì, lo sapeva che Frank era un idiota. Chappy “Naso di Fogna” era un uomo basso, tarchiato, una cicatrice sulla faccia, la barba incolta e il pelo riccio, e poi beveva molto, e lo sapevano tutti che non era il caso di contraddirlo, là, al circolo “Vizioso”.
Era il loro capo, Tony Vizioso, detto “Granatina”, ad avere il primato, e guai a chiamarlo col cognome da signorina. Una brutta storia, quella. Era il 1930, e là erano ancora tutti campi. Lui non ne parlava mai.
Chappy era il cagnolino del capo. Lo seguiva ovunque e gli dava sempre ragione. Quando era contento, scodinzolava. Ma al capo non gli importava, sapeva che era tutta scena, che Chappy voleva solo prendere il suo posto, e doveva guardarsi le spalle.
Chappy era un bastardo.
Il Cascamorto lo chiamavano così perché una volta era stato con una.
Frank era quello saggio. Ai suoi tempi c’erano le mezze stagioni e saltava i fossi per il lungo; si stava meglio o peggio, non importava: bisognava solo fare quello che diceva il capo, e zitti.
«Frank non mi dà fiducia,» disse Chappy al Cascamorto «andiamo a vedere cosa sta facendo».
Il ficcanaso stava seduto, legato come un arrosto di manzo alla sedia, esattamente al centro del vecchio capannone abbandonato, quello in periferia, vicino all’Ipercoop.
Era la prassi. I ficcanaso finivano sempre nel vecchio capannone vicino
all’Ipercoop.
Un giorno un tizio era venuto a chiedere perché i ficcanaso finivano nel vecchio capannone vicino all’Ipercoop, c’erano tanti altri capannoni.
Tizio? Quale tizio?
Chappy e il Cascamorto si avvicinarono. Il ficcanaso ancora non parlava.
«Chi sei? Chi ti ha mandato? Che vuoi?» lo incalzava Frank.
E quello zitto.
«Parla brutto stronzo altrimenti ti faccio saltare le cervella!»
E ancora niente.
«”Cervella”? C’è ancora qualcuno che dice “cervella”?» chiese con scherno Chappy.
«Ehi, Chappy sto lavorando, OK? Tu fai il tuo lavoro e io faccio il mio, OK? Io ho forse mai provato a insegnarti a fare la zuppa di sughero?»
«Ehi, OK, bello, sta’ calmo, OK?»
«OK»
Frank si rivolse di nuovo al ficcanaso: «Quando la gente mi interrompe perdo la pazienza! Dov’ero rimasto? Eh? Rispondi, perdìo!»
«”Perdìo”? C’è ancora qualcuno che dice “perdìo”?»
«Ehi, Chappy, ancora ci riprovi? Sto lavorando per la miseria! Io ti interrompo mai quando cucini i ramarri col pesto?»
«Ehi, OK, bello, sta’ calmo, OK?»
«OK. E tu!» parlando ancora al ficcanaso «Allora, vuoi deciderti?»
Il Cascamorto si avvicinò al ficcanaso, gli tolse di bocca il fazzoletto e intimò: «Allora, vuoi parlare?»
«Per carità, per carità, cercavo solo il reparto gastronomia!»
«Vallo a raccontare a qualcun altro, amico, sappiamo perché sei qui» disse Frank.
«No, no, vi scongiuro, mi avete scambiato per qualcun altro»
Il ficcanaso si guardava intorno con lo stesso smarrimento del fratello minore di Frank al suo compleanno. Lo avevano portato nella casa di tolleranza vicino al porto. Quella grande. Gli avevano detto di scegliersi una, e di divertirsi. Sembrava un moccioso in un negozio di giocattoli. Prese una tappa più pelosa di un orso di peluche, la infilò in una carrozzina da neonato e la portò in giro col bavaglino per farla vedere a tutti. Quel giorno si capirono molte cose anche su Frank.
«Lascialo stare, Frank, non è il nostro uomo» concluse Chappy.
«Non troveremo mai l’uomo giusto» aggiunse sconsolato il Cascamorto.
«Un giorno o l’altro lo troverai. Forse è più vicino di quanto credi» disse Chappy sbattendo le ciglia. Frank raccolse da terra un giornale, lo arrotolò e glielo diede in testa ripetutamente:
«Cattivo cane! Cattivo!»
Un altro giorno stava iniziando come gli altri.
Il sole sorgeva sul porto dietro all’Ipercoop e l’aria profumava di mercato ittico.
I gabbiani volteggiavano alti sulla montagna di rifiuti dietro al capannone.
Un ficcanaso sprofondava mollemente tra le acque calme, trascinato dal peso del nuovo paio di snickers in calcestruzzo.
