Il prode Ansedo
Giacché prassi impone
che esame passato
sia verbalizzato
sul proprio libretto,
solerte e al più presto,
con posta a elettrone,
comunico tosto
a chi sia preposto
che quando si possa
di certo io passo.
Arrivami il testo:
«non è un gran problema
noi lo si sistema,
Comelico aspetta,
sia oggi o dimane».
Studente affannato
per prossimo esame,
però non rimane,
ma prende e poi parte:
prepara le carte.
«Giacché son vicino
- già pensa il cretino -
mi prendo un librino
dalla biblioteca
che vantaggio arreca
per fare la tesi.
Ormai son le quattro,
- credendosi scaltro -
mi fermo a studiare,
poi torno più tardi.»
Ma la biblioteca
è tutta un cantiere:
né libri a prestare
ti danno quest’oggi.
Andiamo a firmare.
E il tuo professore
non ha il tuo registro:
lo cerca, il maldestro,
ma poi non lo trova;
«ripassi poi ancora».
E’ pur desolato,
poteva anche dirlo,
vo’ là come un pirla,
e se lo sapevo
a casa restavo.
Non tutto è perduto:
ritiromi a studio,
mi seggo alla sedia,
e mentre Finestra
sul video palesa
Mi accorgo che il cellulo
rimasto è in vettura,
che in fitta radura
lontana è rimasta,
ma dato che costa
è meglio tornare;
benché stipulato
cristalli e anche furto,
se il vetro mi rompo
mi giran comunque.
Così al fine torno,
e per festeggiare
il tempo che ho adesso
lo sbatto nel cesso
per scriver cagate.
