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Sunday, September 6, 2009

Roger

Roger era un cubo.

Intendiamoci, non c’è nulla di male nell’essere un cubo. Solo qualche spigolo in più del normale; ma per Roger, no; perché Roger non viveva bene la sua condizione di cubo.

La gente tende a pensare che al giorno d’oggi essere un cubo non sia un problema, ma si sbaglia, e Roger lo sapeva: perché non è facile essere un cubo in un mondo rotondo.

Innanzitutto, un cubo ha sei facce: un motivo sufficiente per non fidarsi, se consideri che in genere la gente è abituata a rapportarsi con una faccia sola. Al massimo due; ma sei proprio no.

Sei facce perfette, lisce, identiche e prive di crepe: una tale perfezione era decisamente irriguardosa; ed era ovvio che la totale assenza di espressione su quelle facce tradiva superbia: ma chi era mai quel cubo per guardare gli altri dall’alto in basso? (A nulla valeva il fatto di avere uno spigolo di soli cinquanta centimetri, sufficiente per guardare dall’alto in basso al più un neonato.)

E così Roger era solo, emarginato da una geometria che non sentiva propria.

Roger desiderava tanto essere una sfera, senza spigoli, senza facce, una sola curva in eterno movimento, ma temeva anche che diventando una sfera avrebbe attratto ancor più l’odio della gente.

Roger era un cubo. Perfetto.

Ma solo.

«Che senso ha essere un cubo, se non puoi condividerlo con altri?» pensava «C’è gente che spera tutta la vita di diventare un cubo; poi ci nasci, e solo tu sai che non è questo gran che.»

(continua…)

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