La localizzazione di un programma per computer non è la parafrasi di un poema epico
Personalmente odio la tendenza dei localizzatori italiani (per lo meno quelli dilettanti, nel senso di “coloro che lo fanno per diletto”) a volere non solo tradurre ma anche parafrasare il testo dei messaggi dei programmi di cui si occupano.
Ricordo chiaramente un programma di Instant Messaging (Pidgin, versione Ubuntu) nel quale la “buddy list” è diventata la lista dei “conoscenti”. What. The. Fuck. Ma “Contatti” non andava bene? (che poi a voler ben vedere “buddy” non vuol dire nemmeno “contatto”)
Molto spesso un programma può mostrare un messaggio di errore non chiaro, mal formulato o che contiene troppi tecnicisimi; la tentazione di ovviare a tale mancanza nella traduzione è forte.
Tuttavia, a mio modo di vedere, questa tendenza è più dannosa che utile: anche se il messaggio originale è poco chiaro, va comunque tradotto letteralmente o, ancora meglio, va modificato l’originale e poi ancora lo si traduce letteralmente.
Una parafrasi non giova realmente a nessuno: se il messaggio fin dall’inizio non è chiaro, non dà nessuna informazione utile in qualsiasi lingua sia formulato; il traduttore può travisarlo e per di più può renderne difficile l’identificazione.
Se, nel tentativo di risolvere un problema legato a un messaggio di errore, si ricerca su Internet il testo della versione localizzata, potrebbero non essere disponibili informazioni utili; se si tenta allora con la strada di ri-tradurre in lingua originale un messaggio tradotto liberamente ovviamente si troverà anche meno.
È importante che i termini chiave rimangano semplici da identificare nella versione tradotta.
Un traduttore deve tradurre, non parafrasare; per quello esistono le parafrasi; e, in un programma per computer, per le parafrasi non c’è posto.
Diego
Monday, May 9, 2011 14:12:17
In alcuni casi io sarei anche più fondamentalista: i messaggi di errore non andrebbero proprio tradotti (o quantomeno non quelli ‘approfonditi’). So che l’idea di una localizzazione non completa può far accapponare la pelle ai più, ma credo che in circostanze eccezionali del genere si possa e si debba chiudere un occhio. Esagero andando un pelo OT: non sarebbe male incentivare l’utilizzo di codici (brevi!) di identificazione univoca, giusto per evitare anche i soliti copia-incolla chilometrici (normalmente mi sta sul culo farlo
).
Comunque la parafrasi è un problema relativo: il picco di imbecillità si ha quando ci si ostina a fare traduzioni totalmente decontestualizzate (il più delle volte travisando completamente il senso originale del messaggio) di notifiche semplici o pulsanti, problema che forse è più visibile nei sistemi Mac OsX che da altre parti: ogni nuova versione di iTunes per esempio ne ha almeno 3 o 4 di queste magagne, e spariscono moolto lentamente solo con aggiornamenti successivi.
Il top te lo avevo già mostrato: “Service battery”, che in realtà sarebbero verbo e c. oggetto (in italiano mi viene in mente un prolisso “far controllare la batteria”), vengono lette come aggettivo e sostantivo, diventando un criptico e sbagliato “Batteria di servizio”. La cosa peggiore è che questi a differenza dei linari sono pagati e credo anche profumatamente…
NoWhereMan
Monday, May 9, 2011 15:43:10
Aah, non credo che nemmeno i localizzatori professionisti siano veramente pagati quanto dici, altrimenti le traduzioni sarebbero di maggiore qualità; al contrario credo che si vada al risparmio anche nel mondo commerciale, dove l’usabilità è spesso l’ultima delle preoccupazioni; anche in Apple, talvolta: ho letto di recente un mega-articolo molto ben fatto su una vecchia versione di Quicktime che portava la metafora del mondo reale un po’ troppo all’estremo
( quel cesso in brushed metal, se te la ricordi anche tu: http://homepage.mac.com/bradster/iarchitect/qtime.htm )
I codici di errore vengono usati a volte, ma in generale non me lo aspetto in qualsiasi applicazione.