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Friday, December 28, 2012

L’informatica di Hollywood

I computer di Hollywood fanno bleep bloop mentre l’operatore digita freneticamente qualcosa. Fare dell’ironia sulla cosa è talmente inflazionato che non è nemmeno divertente. L’altra sera però ho visto “L’uomo dell’anno” con Robin Williams. Film carino. Se non volete spoiler, fermatevi qui.

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Iniziando per scherzo, Robin Williams, comico alla Jon Stewart, si candida alla presidenza degli Stati Uniti, gareggiando contro i candidati repubblicani e democratici, a differenza dei quali però non sfrutta finanziamenti privati per farsi pubblicità. Rinuncia alle pubblicità sui media convenzionali. L’anno è quello del lancio di un nuovo sistema elettronico di votazione gestito da una compagnia privata, Delacroy. Si avvicina il giorno delle elezioni e Robin Williams ha un grande seguito, ma viene dato al 17%. Però una programmatrice di Delacroy, ormai a ridosso del giorno delle votazioni, scopre uno strano baco che fa sì che la vittoria venga assegnata al candidato sbagliato, cioè in modo non congruo al numero di voti. Se il baco venisse reso pubblico la Delacroy rischierebbe di perdere la faccia e di andare in fallimento, mentre invece il “sistema” viene già venduto in altri paesi. La programmatrice si riempie la bocca di “but… but… #ilvotodemocratico”, e Jeff Goldblum le risponde “lol whatevs”, tanto se nessuno sa, l’illusione del voto democratico rimane.

Dimentichiamo che il kiosk elettronico con cui Robin Williams vota (se non mi sono distratto) si trova in una lavanderia, e non mi spingo a criticare che il voto non è segreto, visto che in ‘murica funziona in un altro modo. Sul kiosk ci sono tre pulsantoni e i nomi dei candidati, quindi Robin Williams spinge quello col suo nome (Tom Dobbs) e se ne va felice.

Spoiler alert 2 (no, srsly, qua è spoiler). Più avanti la programmatrice (che è stata licenziata per aver fatto troppe domande, e viene drogata per poter renderla inaffidabile come fonte) scopre l’origine del bug: «Ma certo, sono le doppie!» come ha fatto a non pensarci prima? Dobbs vince perché ha due “B”! Kellogg batte Mills perché Kellogg ha due “L” e due “G” mentre Mills ha solo la doppia “L”. Dobbs vince perché le sue due “B” vincono sulla doppia “L” e la doppia “G”. Ora, se la cosa non vi crea nessun disturbo, lasciate che ve lo dica io: un bug del genere lo devi volere.

  1. Se i nomi dei candidati sono fissati, e non puoi scrivere “Paolino Paperino” o “Ciccio Pasticcio” o un nome di fantasia, non ha senso che il database che registra le votazioni registri il nome stesso
  2. Per chi non ha un’infarinatura di basi di dati: se i candidati sono 3, si assegna un numero o un codice a ogni candidato, e quando l’elettore spinge il bottone, nella banca dati si registra il numero corrispondente. Ad esempio 1 per Mills, 2 per Kellogg, 3 per Dobbs.
  3. Per contare i voti, si contano i “numeri” per ogni candidato.

Il principio è lo stesso che si applica quando si scrivono su un foglio i nomi, e poi si fanno delle crocette accanto:

Mills x x x
Kellogg x x x x x x
Dobbs x x x

Non ha senso riscrivere N volte i nomi: i “nomi” sono stati già scritti prima delle votazioni, non c’è modo di inserire un nuovo nome per gli elettori, quindi nessuna persona sana di mente farebbe dei test o dei controlli sui nomi inseriti. Si tratta di contare quanti voti ci sono, e certamente un calcolatore sa contare abbastanza bene.

Sicuramente il “bug delle doppie” è immediato, e si spiega in quattro parole: l’ideale per un film, dove lo spettatore non può perdersi in ragionamenti complicati. Probabilmente lo spettatore “merita” anche una spiegazione alla sua portata perché dire solo “un errore nel computer” lascia aperta la domanda “che cavolo di errore era?”. Ma davvero non esisteva una soluzione semplice ma più sensata?

Wednesday, December 26, 2012

Spero che il vostro Natale sia stato migliore del mio.

Domenica mattina chiamano e si scopre che il turno dialisi è cambiato per le feste. Dopo le bestemmie perché la comunicazione non era arrivata, ti tranquillizzi perché dici “per lo meno si fa i giorni della vigilia e di natale a casa”. E allora ti chiamano per dire che lo hanno ricoverato, perché la fistola non funziona più e lo operano lunedì 24. Poi ti tranquillizzi ancora, perché almeno se tutto va bene il 25 è fuori, ma poi ti chiama il nonno per dirti che il Natale lo passa a casa. Poi ti rilassi perché alla fine non conta che il 25 è Natale, puoi anche festeggiarlo un giorno avanti, basta che il nonno stia bene. E poi forse non lo operano più, può anche sospendere per un periodo le dialisi. Ti resta almeno di festeggiare con gli amici il tuo capodanno e con la tua ragazza una ricorrenza importante, il 29. Però poi ti telefona per dirti che lo operano venerdì 28. Poi tu vai a fargli gli auguri di Natale, e la dottoressa non sa un cazzo di niente, e parla anche di settimana prossima. Buon Natale a tutti.

Sunday, December 23, 2012

Friday, December 21, 2012

Forse la fine del mondo c’è già stata e non ce ne siamo accorti.

Visti alcuni accadimenti recenti, e l’aria che tira qui da me, sembra quasi che sia già successo. Almeno, visto il clima, e il modo di vedere le cose. Non certo il mio, chiaro, ma è ovvio che, dai e dai, certe cose ti contagiano. Ed è difficile non essere contagiato da quelle cose con cui hai a che fare da tutta la vita. E c’è un desiderio di uscire, e andare via. Un desiderio che dopo tutto è anche naturale che ci sia, anche se qui viene sempre visto come una partenza per la legione straniera, che ti fa chiedere: ma come faranno tutti gli altri? E alla fine lo farai, certo, vorresti solo quell’appoggio che finora non era mai mancato, e che invece adesso che stai diventando grande (o lo sei già diventato?) sembra invece non esserci come un tempo, perché anche loro lo sanno, che non sei più un bambino.

E forse è anche questo diventare grandi.

Capire che ogni status quo non è per sempre, che c’è un punto in cui un cambio pagina è inevitabile, e lo è per tutti. Ti guardi indietro e pensi a quando credevi di avere tanti problemi insormontabili, e quasi sorridi, perché adesso è tutta un’altra cosa; ma al contempo sorridi davvero. Perché in questo turbine di sconforto, rabbia, e voglia di scappare, hai ancora nel cuore una certezza, che una volta non avevi.

Hai lei. E lei sì, che è la fine del mondo.

Thursday, December 13, 2012

Sunday, December 9, 2012

Saturday, December 8, 2012

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