Ho sei bicchieri nuovi e sei tazzine da caffè.

Image courtesy of RCR
Una volta ho conosciuto una ragazza. Era un bel periodo. Conoscevo un sacco di ragazze. Be’, questa ragazza viene da me a fine lezione e mi fa: «ma tu conosci il Vale?». Non ricordo quale fu la mia espressione in quel momento. Probabilmente lei ve la saprebbe descrivere meglio. Tuttavia, sono certo che trasparisse una certa perplessità. Oddio, “conosco”. Era stato qui ai corsi un po’ di tempo fa, era amico di un mio amico. Tra l’altro ero anche andato a casa sua a cena una volta. Sì, va be’, ma nient’altro, ecco. Interrompo questo flusso di coscienza ricordando che la domanda presupponeva una risposta udibile, sicché rompo gli indugi con un incerto «…sì?».
Certe cose arrivano nella vita inaspettate. Sono improvvise. Come la prima volta che mi hai chiamato «amore», o la prima che mi hai detto «ti amo».
Nell’ultimo anno passato insieme sono successe tante cose. Ho finito di scrivere la tesi. Mi sono laureato con lode. Ho iniziato il dottorato di ricerca. E poi abbiamo viaggiato. Abbiamo festeggiato il nostro secondo San Valentino. Ti ho regalato un anello. Siamo andati sul Mar Rosso. Siamo andati a Parigi.
Lo scorso settembre è mancato il fratello di mio padre. È andato via in silenzio, e all’improvviso.
Ci sono cose che accadono inaspettate, e vorremmo non accadessero mai.
Ma io ho sei bicchieri nuovi e sei tazzine da caffè. E aspettano, nel mio armadio, una cosa improvvisa.
Lentamente si screpolano e perdono consistenza, vani, i ricordi, senza rumore, acquistando in dignità e virtù, elevandosi spontaneamente a precetti o idee, dall’apparenza incorruttibile.
E poi trovarsi a rileggere vecchie lettere, messaggi, intere conversazioni: come rivivere ciò che era stato con gli occhi di chi invece ora è.
Capire.
Specchiarsi.
Sorridere.
In un rapporto reale lo scontro dialettico è inevitabile.
È un modo per riaffermare l’io, e per rinforzare le fondamenta; è una componente non solo importante ma anche necessaria, giacché è solo mediante lo scontro (non necessariamente violento) che si può giungere ad un’hegeliana sintesi armoniosa.
In summa, tu ogni tanto mi devi proprio rompere le palle, se no non son contento.
Ma alla Ele non glielo dite, che se no poi se ne approfitta.
a < b
1 · a < 1 · b
(4 − 3)a < (4 − 3)b
4a − 3a < 4b − 3b
4a − 4b < 3a − 3b
4(a − b) < 3(a − b)
4 < 3
4<3

Sono fermamente convinto che sia sciocco, o quantomeno ingenuo, riconsiderare una successione di eventi indipendenti in funzione di un unico, singolo avvenimento; d’altra parte ci sono momenti che non riesco a farne a meno. In fondo, siamo qui perché qui è dove quella successione di eventi, ognuno conseguenza dell’altro, ci ha condotti.
Sarebbe sciocco e ingenuo credere che fosse tutto in preparazione di oggi (di ieri, di domani).
Ma ti guardo; e più ci penso, più non ci credo.
Immagine: “Sunflower” by AD Blues (Flickr)
Let ❤ be love.
i<3u, i∈ℂ
Love is Complex
3<3 ⇒ 3≠3 ⚡
3∙❤ = ❤❤❤ = ❤³ ⚡
Love does not follow any rule
3<3 ∧ i<3u ⇒ ?
Love is not logical
❤∈ℝ
Love is real
❤
Love stands on its own.
Voltata pagina, non dimentichi il resto della storia, ma continui a lasciarti prendere dalla trama, fitta.
È stato come un vortice che ti cattura, e non sai bene, ma ci sei finito dentro.
Ripensi ai fogli prima; sembra un libro vissuto, ma senza seconde stesure: guarda come lo stile si evolve.
E ancora non ci credi.
E sorprendentemente, ma irrimediabilmente, io capitolo secondo.
Mia.