Monday, January 18, 2010
Wednesday, December 30, 2009
Tirando le somme
Indubbiamente il 2009 è stato un anno difficile.
Non è stata una passeggiata per nessuno, e tuttavia, anche se limitatamente ad alcune cose sarei tentato, starei mentendo, se lo definissi semplicemente un anno di merda.
Ovviamente parlo per me — di chi altri? Non è il mio blog? — ma se le cose negative non sono state poche, forse pari in numero a quelle positive, tuttavia queste ultime sono riuscite a pareggiarle, e, forse sarà un’impressione falsata dalla zuccherosa caramellosità del periodo festivo, direi pure a superarle.
E, te l’assicuro, eran cose che non mi aspettavo, ma che aspettavo; chiaro cosa intendo?
Spero di no.
Altrimenti starei scrivendo più chiaro…
Non tutto è andato come avrei sperato, ma, da quelle cose, screma i lati negativi (se davvero vogliamo vederli come negativi e non semplicemente come accadimenti privi di qualsivoglia connotazione buona o cattiva): sarebbe profondamente ingiusto lamentarsi, ché potrei riempirci diverse pagine, con quelle belle cose; e non è male.
E se guardi le cattive, e le contrappesi con quelle buone, potresti perfino arrivare a dire che servon solo a far vedere quanto buone erano quelle altre (ma poi esagererei).
Ma, ti dirò, l’anno che verrà non sembra promettere poi troppo male.
Auguri.
Wednesday, December 9, 2009
Monday, November 16, 2009
Quod Erat Demostrandum
In realtà ho il tuo invito, più due compleanni e più cena con un amico. Ho dovuto rinunciare a tutti per scegliere quello più importante, cioè il compleanno del mio amico. Ma secondo te posso saltarlo per venire al tuo concerto?

Ah, secondo me sì, in questo modo infatti non scontenti nessuno!
Segui il ragionamento.
Ammettiamo che tu vada al primo compleanno: scontenteresti l’amico della cena e quello dell’altro compleanno;
supponiamo allora che scelga di andare al secondo compleanno: in questo caso sarebbe scontentato l’amico del compleanno e l’amico della cena (che si troverebbe ad essere scontentato già per ben due volte su due!)
Ora supponiamo infine che tu scelga di andare a cena col tuo amico: scontenteresti entrambi gli amici dei compleanni.
Dimostriamo ora il seguente lemma:
Per essere felici devono esistere gli infelici.
La dimostrazione è banale: procediamo per assurdo assumendo non esistano infelici; in questo caso tutti sarebbero felici; se però tutti sono felici e nessuno è infelice, allora nessuno che sia felice può essere stato mai infelice, altrimenti ci sarebbe stato un momento in cui esistevano degli infelici (andando contro la nostra ipotesi). Ma se non c’è mai stato un momento in cui coesistevano felici e infelici, come possono coloro che sono felici definirsi tali? 1
Ergo, per essere felici occorre esistano gli infelici. (CVD)
Analogamente, vale anche il viceversa, vale a dire: per essere infelici devono esistere i felici.
Se non esistessero entrambi, parlare di felici o infelici non avrebbe senso, perché non esisterebbe il concetto.
Sicché, se tu vieni al concerto non renderai infelice nessuno dei tuoi amici, poiché se sono tutti e tre infelici, nessuno di loro è in effetti infelice.
Viceversa, se non verrai, renderai me e altri due tuoi amici infelici, perché renderai l’altro tuo amico felice.
Ergo, vieni da me stasera, se non vuoi rendere qualcuno infelice.
CVD
![]()
…e per rispondere preventivamente alla vostra domanda, ha paccato, ma non è stato per la dimostrazione (che è ovviamente e deliberatamente logicamente errata) ![]()
Footnotes
- In altri termini, chi è felice, non è infelice; chi è felice conosce almeno un infelice (o non può dire di essere felice); ergo, se esiste un felice, allora esiste un infelice. La conversa, banale, è che se non esistono infelici allora non esistono felici. ^top
Sunday, September 6, 2009
Roger
Roger era un cubo.
Intendiamoci, non c’è nulla di male nell’essere un cubo. Solo qualche spigolo in più del normale; ma per Roger, no; perché Roger non viveva bene la sua condizione di cubo.
La gente tende a pensare che al giorno d’oggi essere un cubo non sia un problema, ma si sbaglia, e Roger lo sapeva: perché non è facile essere un cubo in un mondo rotondo.
Innanzitutto, un cubo ha sei facce: un motivo sufficiente per non fidarsi, se consideri che in genere la gente è abituata a rapportarsi con una faccia sola. Al massimo due; ma sei proprio no.
Sei facce perfette, lisce, identiche e prive di crepe: una tale perfezione era decisamente irriguardosa; ed era ovvio che la totale assenza di espressione su quelle facce tradiva superbia: ma chi era mai quel cubo per guardare gli altri dall’alto in basso? (A nulla valeva il fatto di avere uno spigolo di soli cinquanta centimetri, sufficiente per guardare dall’alto in basso al più un neonato.)
E così Roger era solo, emarginato da una geometria che non sentiva propria.
Roger desiderava tanto essere una sfera, senza spigoli, senza facce, una sola curva in eterno movimento, ma temeva anche che diventando una sfera avrebbe attratto ancor più l’odio della gente.
Roger era un cubo. Perfetto.
Ma solo.
«Che senso ha essere un cubo, se non puoi condividerlo con altri?» pensava «C’è gente che spera tutta la vita di diventare un cubo; poi ci nasci, e solo tu sai che non è questo gran che.»
(continua…)
Thursday, June 25, 2009
Non so perché quel nonsoché ch’è in te
Non so perché
quel nonsoché
ch’è in te
da cogliere è un ardire
e folle è trattenere
e come chi non resta
rifugge e a stento sta.
Non so perché
quel nonsoché
sia in te,
ma so che in me
l’ardore
di vedere
rimane
e resta
e sta.
Monday, June 22, 2009
Le cose astratte non fanno mai male
Di sicuro non è l’idea del muro, che ferisce. Fa male quando sbatti contro. E non sempre lo vedi; magari lo vedi, ma è tardi. Magari non vuoi vederlo.
L’idea non fa mai male. Sai sempre che ci passerai sopra, perché nella testa sei sempre più forte.
Puoi immaginarti mille volte di prendertelo in faccia, e non sarà mai come quando succederà davvero.
Perché sei di quelli che lo va a cercare; e guidi a fari spenti.
Ma non lo vedi, non ti importa.
Le cose astratte non fanno mai male.
Sunday, June 7, 2009
In sintesi
- Domani ho l’esame di Teoria dell’Informazione e dei Codici (”Informazione e Trasmissione”). E Sinceramente Sono Un Po’ Preoccupato ™. Mah.
- A quanto pare l’affluenza alle urne è stata scarsa. Forse non c’era abbastanza mortadella. (Sì, quelli che mettono la mortadella nelle schede, loro sì che fottono il sistema. Coglioni.)
- Quanto profetizzavo lentamente si sta avverando: un programma a doppia conduzione Papi-Mammucari. Così uno fa spalmare di merda il concorrente, mentre l’altro lo insulta dicendogli quanto è coglione. Per ora abbiamo un programma di Papi condotto da Mammucari, ma piano piano… Mi sa che gli vendo il format.
- «Fiammetta? Ecco perché sento caldo!» è la peggiore battuta nella storia delle rèclame dopo lo scambio «Frigo, eh?» «Frighissimo!»
